"I figli delle graduatorie si riconoscevano a settembre. In apparenza erano uguali agli altri, abbronzati al termine dell’estate, cresciuti di qualche centimetro in altezza, le ginocchia sbucciate per i ruzzoloni in bici, eppure nei loro occhi avresti potuto notare una leggera incertezza, un’ansia tremula, un indefinito timore. I figli delle graduatorie serbavano dentro le loro anime bambine una sorta di presentimento minaccioso. Nei giorni di settembre, dentro quelle anime riverberavano echi di parole ignote: assegnazione provvisoria, trasferimento, punteggio, circolare, riavvicinamento, scavalco, distacco, ricorso."
